CREDIT DARIO CANOVA

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Luglio

Simonetta Agnello Hornby a Futura

Domenica 24 luglio, Simonetta Agnello Hornby è ospite del Futura Festival con il suo libro Caffè Amaro. La scrittrice siciliana parla del suo ultimo romanzo storico insieme a Paolo di Paolo nel chiostro di San Francesco, alle ore 18. La vicenda si snoda dai primi vent’anni del Novecento fin alla Seconda guerra mondiale e segue la vita di Maria Marra, quindicenne figlia di avvocato socialista, di cui si innamora il suo futuro marito trentaquatrenne Pietro Sala. Attorno alla protagonista si muove una moltitudine di personaggi tormentati che trasforma la storia in un ritratto corale sullo sfondo dei cambiamenti della prima metà del Novecento: i Fasci siciliani, la crisi economica, l’ascesa del fascismo, le leggi razziali e la guerra. È la vicenda di un personaggio femminile che, da ragazzina in balia delle scelte degli uomini, si fa donna capace di dettare a viso aperto le condizioni della propria felicità.

Perché Caffè Amaro è un libro importante, per lei?

Caffè Amaro per me è un libro importante per tre motivi: il primo è che è il libro che ha avuto la genesi più lunga, dunque cinque anni di pensare e di ricercare. Veramente uno dovrebbe continuare a studiare il proprio paese proprio perché crediamo di conoscerlo. Il romanzo iniziò come una storia ispirata a mia nonna, che ho abbandonato clamorosamente, dando al mio personaggio un amante ebreo e alla storia una direzione diversa. Il secondo è che si tratta del primo romanzo storico che scrivo e per questo ho dovuto leggere tanto e con piacere, a volte con dolore perché ho scoperto che la frase “Italiani, brava gente” è sbagliata. Come colonizzatori, abbiamo commesso delle atrocità in Etiopia, in Somalia, in Eritrea e anche in Libia. Un senso di vergogna salutare, perché ci fa voler essere migliori. Il terzo motivo è perché è il primo libro che scrivo con aspetti erotici.

Il personaggio di Maria Marra è forte con molte responsabilità. Secondo lei, è una donna che somiglia più alla donna siciliana di oggi o di quel tempo?

Non lo so. È un personaggio universale: una donna che crede nel giusto e quando si sente nel giusto va avanti. Queste donne si trovano dovunque. Io le ho viste nel mondo indiano enormemente; sono donne che non possono fare una vita esternamente, ma lo fanno internamente, amministrando il matrimonio familiare con un accenno di reverenza verso che il maschio, che dovrebbe essere – secondo la cultura – quello che apparirebbe al pubblico. In questo Maria è come tante altre donne. Mi piace che sia incoraggiata dalla madre nella storia, ad accettare che il marito suo è indegno di lei e dunque lei ha una licenza ad essere libera da lui, ad amare il vero amato, Giosuè.

Il ruolo dell’eros nella storia di Maria è una fondamentale chiave verso una coscienza di sé e di ciò che vuole. Come mai è proprio questo l’elemento che fa da punto di svolta nella storia della protagonista?

Più che l’eros sessuale, io penso sia proprio più un discorso da fare sul piacere in generale: il piacere del bello, il piacere del cibo, il piacere dell’ospitalità, il piacere dell’amore per i figli… L’eros muore velocemente, come sappiamo bene. È più un discorso di affettazione della vita e di questa devozione a Giosuè, che ha dei motivi storici fortissimi perché Maria lo conosce da quando è nato e l’ha supportato quando gli è morto il padre.

Qual è il tema che ha sviluppato nel romanzo che le sta più a cuore?

È come sempre quello della giustizia e dell’ingiustizia. Le ingiustizie che noi facciamo ai minatori, le ingiustizie che sono state fatte a noi siciliani dai nostri Presidenti del Consiglio siciliani al Governo italiano, a cominciare dal terribile Crispi. L’ingiustizia è una cosa che a me non piace.

Come definirebbe il suo rapporto con la Sicilia?

La Sicilia è la mia isola. È il mio paese e la amo. Ho un secondo paese che è l’Inghilterra, che pure amo, ma ovviamente il sentimento è più forte nel luogo in cui sono nata e sono cresciuta. È un rapporto sereno, in Sicilia io mi sento a casa mia.

C’è qualcosa che la accomuna alla protagonista Maria?

Io mi sento accomunata a tutti i miei personaggi. Non posso nemmeno scrivere di un personaggio indegno, orribile, perché devo capirlo e devo entrarci dentro. Maria è uno dei miei personaggi amati, come tanti altri. Non è una figlia prediletta. 

Il tema del Futura Festival è “Vita nova”. Come legge questo tema nella sua opera?

È un tema molto bello, ma lo è anche “Vita vecchia” e “Vita laterale”. “Vita nova” è la rinascita, è la speranza. La storia di Maria è infatti una storia di speranza di una donna che vive da vincitrice e muore da vincitrice.